Consenso interno e strategia sul campo (di Leonardo Tirabassi)Anche Henry Kissinger a proposito della crisi afghana – in un articolo uscito sul Sole 24 ore del 26 giugno, che riprendeva il Wall Street Journal di due giorni prima – minaccia lo spauracchio del Vietnam. L’incubo di ricadere nel pantano della guerra indocinese è infatti una minaccia sempre presente nella psiche dell’establishment americano, trauma mai veramente superato nemmeno dopo la vittoriosa prima guerra del Golfo del 1990 che segnò il successo della dottrina Weinberger-Powell esatto opposto di ogni strategia coerente di contro-guerriglia o di contro-insorgenza come si dice adesso e anch’essa figlia di quella tragedia. Secondo quelle linee, gli Stati Uniti, per evitare il ripetersi di un altro Vietnam avrebbero dovuto utilizzare la forza solo se si fossero verificate una serie di condizioni, altamente restrittive. In pratica, la lezione che gli stati maggiori e la Casa Bianca trassero dal Vietnam fu estremamente lineare: mai più combattere, magari da soli, guerre di contro-insurrezione con forze terrestri in paesi del terzo mondo dove non erano in gioco interessi vitali degli Stati Uniti. Poi, come si sa, arrivò l’11 settembre e le cose cambiarono.

Polizia con le mani in mano (di Bernardino Ferrero)
L'intervista a Rolling Stone (di Michael Hastings)










