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giovedì
09.set 2010
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Troppe tasse, molta corruzione

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Libertà economica: ci hanno superato perfino Madagascar e Polonia           .           .           .             .              .           .           .             .            .           .           .             .            .           .           .             .            .           .           .             .            .           .           .             .
Di strada da fare ce n’è. Di montagne da scalare, pure. L'Italia recupera due posizioni nella classifica sulla libertà economica stilata da Wall Street Journal ed Heritage Foundation ma resta molto indietro rispetto alle altre grandi economie, superata addirittura da Madagascar, Polonia e Armenia. Un miglioramento, come dicono gli insegnati ai genitori dei ragazzi a scuola, c’è stato e infatti siamo passati al 74esimo posto.

Il nostro paese soffre sempre dei soliti mali: una scarsa libertà fiscale (55,2 per cento, in discesa), una pervasiva corruzione (48 per cento, in discesa), una spesa pubblica disastrosa (31,2 per cento, in salita), e un’insufficiente tutela dei diritti di proprietà (55 per cento, in salita). Il rapporto mette in luce anche il permanere di “disparità regionali nello sviluppo economico, con il Nord che registra una ormai ben avviata tradizione imprenditoriale nel settore privato, mentre il Meridione resta più dipendente dall'agricoltura e dallo Stato sociale”. Inoltre, “una parte considerevole dell'attività economica resta al di fuori dall'economia 'formale’, ovvero quella legale.


Ma, seppur lievemente, siamo migliorati e questo miglioramento in parte dipende dai modesti incrementi nella libertà di scambio e in quella di investimento e dall’altra dai passi falsi dei cugini d’oltreoceano: il calo registrato da altre grandi economie ha giocato a nostro favore. Prendiamo il caso degli Stati Uniti: commentando la ricerca, il Wall Street Journal sottolinea come gli Usa abbiano registrato un calo “in sette delle dieci categorie della libertà economica, soprattutto nella libertà finanziaria, in quella monetaria e nei diritti di proprietà”. Alla base di tutto “le iniziative interventiste del governo federale in risposta alla crisi economica, che hanno incluso restrizioni protezionistiche dei commerci e massicce spese di denaro pubblico per politiche di stimolo” che “hanno scoraggiato l'iniziativa economica privata”.

Ma chi figura in testa alla classifica? Si confermano Hong Kong, Singapore e Australia. Gli Stati Uniti perdono due posizioni rispetto all'anno scorso (sono ora ottavi), registrando la contrazione più grave della libertà economica tra il 2009 e il 2010, e vengono superati dal Canada. L'Irlanda guida la classifica dei Paesi europei. A seguire, in quinta posizione si colloca la Danimarca (77,9 punti), mentre il Regno Unito è undicesimo a 76,5 punti. Vanno bene le economie baltiche (Estonia sedicesima). La Germania è al 23esimo posto, mentre la Spagna è 36esima (a quota 69,6), e la Francia si deve accontentare della 64esima posizione. L'incremento più significativo dell'indice della libertà economica è stato registrato dalla Polonia, che ha guadagnato 2,9 punti collocandosi al 71esimo posto.

(l'indice della libertà economica si basa su dieci parametri, applicati in più di 179 Paesi, e valuta l'eventuale presenza di ostacoli da parte dello Stato all'agire individuale e, nello specifico, all'iniziativa economica).

 

di Pietro Moroni
in collaborazione con L'Occidentale

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Manifestazione di protesta contro il governo Iraniano                                                                                   . Anche nella capitale tedesca si è tenuta ieri una manifestazione. L'onda verde dei sostenitori di Moussavi si sta diffondendo in tutte le democrazie occidentali cercando di fare pressione sui governi per un intervento a favore del ritorno alla democrazia in Iran. Clicca sulla foto per aprire la galleria di immagini.foto di RonnyPohl _ tutti i diritti riservati

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